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LA VIA DELL'ARTE
I Tesori delle due Coste...
I paesi situati sulla Costiera sono eccezionalmente interessanti per la loro vivacità culturale e monumentale. La Costiera è uno dei più bei luoghi di mare dove l’arte trova il migliore connubio con la natura.
L’asprezza dei luoghi incastona queste piccole e preziose perle in un contesto unico al mondo. Tra essi Sorrento, pittoresca e protesa verso l’isola di Capri; Amalfi, ricca di storia per il suo passato di grande Repubblica marinara; Ravello di una bellezza incomparabile per i suoi paesaggi e ville a strapiombo sul mare; Vietri sul Mare, celebre per le ceramiche e Positano, meta di un turismo elitario. Non vanno dimenticati Cava dei Tirreni con i suoi porticati, Massalubrense, Praiano e tanti altri suggestivi borghi, tutti da scoprire.
Cava dei Tirreni
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Cerniera tra l’area geografica dell’agro nocerino-sarnese e quella della penisola sorrentino-amalfitana di cui rappresenta la porta della Costiera Amalfitana, Cava dei Tirreni, antica città ricca di storia e monumenti, fu rinomata meta di pittori per le amene colline e per i panorami ricchi di verde e di sfondi marini. L’urbanesimo e la continua crescita del borgo hanno lasciato tracce ben marcate nella struttura dei portici, estremamente varia e diversificata, con archi e soffitti tutti disuguali, a testimonianza del cambiamento del gusto e delle tendenze artistiche attraverso i secoli.
Nel compiersi del tempo alcuni palazzi si sono uniti ad altri, per ingrandire l’abitazione, formando un lungo dipanare che va da piazza S. Francesco a S. Vito, per circa 2 km.
Il territorio di Cava dei Tirreni, fondata quindici secoli prima di Cristo, faceva parte dell’antica città di Marcina, eretta presumibilmente dai Tirreni, navigatori Etruschi e primi abitatori della città.
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Fu rinomato luogo di villeggiatura per la nobiltà di Roma: resti di templi e di ville, appartenenti probabilmente alla Gens Metellia sono stati infatti ritrovati negli antichi villaggi di Vetranto e S. Cesareo.
L’abbazia territoriale Santissima Trinità di Cava dei Tirreni (Territorialis Abbatia Ssmae Trinitatis Cavensis) è un’abbazia di monaci benedettini, spesso indicata semplicemente come Badia di Cava (così detta perché impiantata sotto una grotta). A circa tre chilometri dalla città omonima, il luogo sacro fu fondato nel XI secolo ed elevato ad abbazia territoriale nel 1394.
Qui è importantissimo l’appuntamento del Festival delle Torri, rassegna internazionale di musica e folklore, organizzato ogni anno ad agosto, nella splendida piazza del Duomo, dall’ente Sbandieratori Cavensi. Tale manifestazione, giunta ormai alla decima edizione, riveste un’importanza notevole sul piano culturale, sociale e turistico, in quanto vede la partecipazione di gruppi folk nazionali e internazionali in rappresentanza delle proprie culture e tradizioni.
Vietri sul Mare
Il sito cittadino è caratterizzato da due insediamenti urbani: il primo, posto su di un terrazzamento degradante verso il mare ove ha trovato origine il centro di Vietri; il secondo, la spiaggia, ove sorge un’imponente torre saracena.
Chiesa di S. Margherita di Antinochia in Albori
Fondata tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, la chiesetta di Santa Margherita è il centro della vita religiosa del paese. L’interno è a tre navate e ha un soffitto ricco di affreschi sacri rappresentanti le Sante Vergini, i Martiri vittime
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Interessanti tre grandi affreschi che rappresentano l’Immacolata Concezione, l’assunzione al cielo della Madonna, e l’incoronazione a Regina del cielo e della terra (le opere sembrano potersi attribuire alla scuola di Belisario Corinzio). Notevoli, vicino all’altare maggiore, sono anche le formelle in stucco affrescato rappresentanti i 15 misteri del Rosario e le formelle di S. Francesco di Paola, rappresentanti alcuni episodi della vita del Santo. Apprezzabile anche il rivestimento in maiolica della congrega.
Chiesa di S. Maria delle Grazie a Raito
Posta in posizione panoramica, fu costruita nel 1540. L’interno si presenta a croce latina con tre navate e cupole. L’altare maggiore è adornato da un pregevole paliotto in marmo col Cristo morto adorato da angeli e da un bellissimo quadro cinquecentesco raffigurante la Vergine delle Grazie. In una cappella laterale, detta “Monte dei Marinai”, risalente al 1727, stupendi sono gli affreschi di Luca Giordano. Il titolo della chiesa le è dato dalla statua della Madonna delle Grazie, capolavoro dell’Ottocento napoletano, accompagnata in processione nel giorno della sua festa.
Chiesa di S. Antonio a Marina
Chiesa e annesso convento risalgono al 1607 sulle rovine di un preesistente tempio pagano (dedicato alla feconda Hera Argiva). Qui infatti si scavò e si rinvennero una poderosa statua di Priapo e un idoletto di bella fattura. Quando il convento, affidato ai Padri conventuali, fu soppresso nel 1860, la struttura fu adibita a orfanotrofio provinciale. L’interno mostra una navata con sei cappelle laterali. L’altare marmoreo, del 1720, è abbellito da pregevole tela d’autore ignoto.
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Maiori
Oltrepassato il Capo d’Orso, verso nord-est, la strada volge in maniera ripida alla volta di Maiori. Dopo breve tratto, addossata alla roccia, ecco la bella Badia benedettina di S. Maria de Olearia, risalente al X secolo, così chiamata per la vicinanza di un mulino da olio. Sotto l’attuale strada costiera, resta ancora visibile un complesso di ambienti collegati tra loro e nei quali si trova ancora qualche rudere di manufatto. Nulla rimane invece delle altre due badie contigue (S. Maria de Stellis e S. Nicolò de Carbonaria), che occupavano l’intero fianco occidentale e orientale della montagna oggi deserta.
La fondazione della badia risale all’eremita Pietro, che qui dimorò in un antro già occupato da un frantoio. Dall’esperienza mistica del sant’uomo altri religiosi proseguirono fino a formare un piccolo nucleo monastico che richiese la costruzione del convento. Primo abate fu il pio Tauro, i cui resti riposano sotto la lastra tombale posta oltre l’atrio quadrilatero, delimitato quest’ultimo da un piccolo portico sorretto da due colonnine. Oggi l’abbazia è in parte diventata casa colonica, ma il fascino resta pressoché intatto. Una piccola sala absidata, coperta da volta a botte, conserva ancora affreschi dell’XI secolo, mentre nella volta è raffigurato un soddisfatto Redentore, attorniato da schiere osannanti di angeli e santi.
Minori
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Sul lungomare è situata la Basilica di S. Trofimena, che risale a un millennio fa. Fu ricostruita nel XIX secolo, con la cripta restaurata nel XVIII secolo. In essa è conservata un’antica urna funeraria contenente le spoglie della santa patrona. Nel borgo è presente anche una villa romana del I secolo a.C., appartenuta a un membro autorevole della corte imperiale. I tre più importanti ruderi della costiera sono: viridorum, triclinio, antiquarium. Il primo ha al centro una piscina ed è circondato su tre lati da un portico; il secondo separa i due settori dell’abitazione, in uno dei quali è situato un impianto termale; e l’ultimo è l’ambiente dove i subacquei alloggiano i ritrovamenti e i materiali provenienti da altre ville.
Ravello
Dalle sue terrazze è possibile ammirare un panorama mozzafiato che incantò anche il compositore Wagner.
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E da questa località, il 26 maggio del 1880, il musicista vide realizzare il sogno del magico giardino di Klingsor nel Parsifal.
Fiorente centro commerciale, tra l’XI e il XII secolo fu possedimento di Amalfi e poi indipendente. Da quarant’anni a Ravello si organizza il Festival Internazionale di Musica che richiama migliaia di turisti anche da oltreoceano.
Il bellissimo Duomo risale al 1086. La sua imponente porta bronzea, eseguita nel 1179 a Costantinopoli e portata a destinazione via mare, è divisa in 54 riquadri rappresentanti santi, storie della Passione, leoni e grifi. Il pulpito è di Bartolomeo da Foggia (1272). Il tempio è dedicato a San Pantaleone e ne custodisce il sangue prodigioso.
Il Museo del Duomo, ospitato nella cripta, è una meta da non mancare. Vi si possono ammirare urne cinerarie romane e sarcofagi, ma anche sculture di particolare interesse (il busto di Sichelgaita Rufolo, una delle più belle sculture di tutta l’arte occidentale del ‘200 qui al sud), argenti del Tesoro, pastorale in argento e reliquiario dei Santi Barbara, Lorenzo e Tommaso.
La Chiesa di San Giovanni del Toro (975) conserva un prezioso ambone del XII sec., che poggia su due archi a tutto sesto, riccamente lavorati a mosaico e sostenuti da quattro colonne con capitelli diversamente lavorati e che presenta notevoli affreschi. Anche la cripta è decorata.
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Villa Rufolo è della seconda metà del ‘200, con le due torri di stile arabo-siculo-normanno. Dal vestibolo della torre d’ingresso, decorato di archetti intrecciati alle pareti e nelle volte e avente agli angoli quattro austere statue (raffigurano la Carità e l’Ospitalità di casa Rufolo), attraverso un viale alberato si giunge al palazzo a tre piani. A sinistra è la Torre maggiore, alta circa trenta metri; a destra è il cortile, a pianta quadrata, simile a un delizioso chiostrino. Attraverso il viale si arriva alla terrazza di Richard Wagner, così detta perché qui, nel maggio 1880, il maestro tedesco si ispirò per la scena del giardino di Klingsor, nel secondo atto del “Parsifal”. Il panorama vertiginoso che da qui si gode fa ora da sfondo, ogni estate, al festival wagneriano, tradizionale appuntamento per gli appassionati di musica.
Nel giardino, ricco di splendidi fiori e rigogliose piante, anche esotiche, vi è un chiostro moresco. L’Antiquarium allestito nell’antica cappella del complesso raccoglie i cimeli e i frammenti recuperati nella seconda metà del XIX sec.
Entrando a Villa Cimbrone: sulla sinistra si trova un cortile che ricorda il Chiostro di San Francesco, illeggiadrito da bifore e da archi sviluppatisi da colonne. Da una porta a sinistra si penetra nella cripta, “una terrazza aperta verso il mare”. A destra vi è una torre di difesa, quadrata e merlata a quattro piani incorporata al castello.
In fondo al viale, contornato da statue ornamentali e tempietti, si apre il Belvedere di Mercurio sul punto più sporgente dello sperone su cui sorge Ravello, con un panorama indimenticabile che resterà per sempre negli occhi e nel cuore di ogni visitatore.
Da vedere anche la Chiesa di San Francesco in stile gotico con convento e chiostro, fondata dal Santo di ritorno dall’Oriente.
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Atrani
Il paese è un piccolo gioiello dal punto di vista architettonico e storico-artistico. Tra le sue numerose attrattive è la Collegiata di Santa Maria Maddalena (1274), facciata barocca e torre campanaria a pianta quadrata, che svetta su tutto il borgo. Al suo interno, la tavola di un artista locale, raffigurante “L’incredulità di S. Tommaso”.
Altro tempio importante è S. Salvatore de’ Bireto, origini antiche, struttura rimaneggiata in pieno ‘700. Da non perdere la “Grotta dei Santi”, chiamata così per via degli affreschi sulle pareti raffiguranti i quattro evangelisti.
Amalfi
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Vista dall’alto, la perla della costiera appare languidamente adagiata sul mare, circondata da verdi colli e profumati agrumeti. È la nobile Amalfi, patria di due illustri personaggi del passato: Flavio Gioia, inventore leggendario della bussola e Tommaso d’Amalfi, detto “Masaniello”, capopopolo e rivoluzionario napoletano.
Potente Repubblica marinara dall’839 al 1137, che contendeva a Genova il dominio e i traffici sul Tirreno, è stata fondamentale punto di riferimento per la produzione e l’introduzione in Europa della carta, ennesima “novità” importata dall’estremo oriente. Ancora oggi, qui, si produce una ricercata e pregiatissima “carta a mano”, realizzata con procedimenti artigianali ancora legati alle antiche tecniche. Chi alla tecnica, seppur antica, preferisce la buona cucina, non potrà non gustare le specialità gastronomiche tutte a base di limoni: dagli spaghetti ai dolci, fino all’immancabile liquore limoncello. Le feste da non perdere sono la regata storica delle Quattro Repubbliche Marinare (organizzata qui ogni quattro anni, secondo il calendario che coinvolge anche le altre tre concorrenti), la processione in onore dell’illustre santo patrono, l’apostolo Andrea, e l’appuntamento col nuovo anno atteso nel benvenuto del capodanno sulla spiaggia.
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Tra i monumenti, spicca in assoluto il Duomo, attrazione per fedeli e curiosi. Costruito nel IX secolo, ha subito nel corso dei secoli varie modifiche che ne hanno alterato l’originario motivo arabo. Se l’interno a tre navate è ricco di colonne, marmi, affreschi e statue in pregiato marmo e bronzo, la facciata è ricca di mosaici policromi. Sul timpano, in particolare, alcuni splendidi mosaici raffigurano il Cristo in trono e le Podestà terrene. Di evidente rilievo il portale in bronzo, donato nel 1066 alla città dalla famiglia Pantaleone. Con i suoi bellissimi bassorilievi fu fuso a Costantinopoli dall’artista Simeone di Siria. Il campanile maiolicato, costruito tra il 1180 e il 1276, sembra essere l’unica testimonianza dell’antico edificio.
Conca dei Marini
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Conca dei Marini è un piccolo agglomerato urbano con il centro arroccato su di un costone di roccia, ai margini di una meravigliosa insenatura naturale, un tempo era adibita ad attracco della vicina Repubblica marinara di Amalfi.
Dal 481 a.C. divenne fedele colonia romana, apportando notevole contributo alle truppe capitoline nella seconda guerra punica. L’arte marinara dei suoi abitanti affondava le sue radici in tempi antichissimi, sicché è giusto riconoscere che fosse un’abilità innata tramandata nel corso delle generazioni.
Dei gloriosi tempi passati resta una traccia nell’imponente torre saracena eretta nel XVI secolo, la quale sorveglia l’abitato, posta sul piccolo promontorio che separa la piccola spiaggia dall’insenatura ove s’incunea la strepitosa grotta dello Smeraldo. Nelle sue acque è possibile altresì ammirare un presepe subacqueo, in ceramica, posto sul fondo della grotta a circa 4 m di profondità.
La Chiesa e il convento di Santa Rosa mostrano all’esterno una serena e rigorosa aria monastica, mentre all’interno lascia il posto a un’esplosiva e ricca bellezza barocca, con i suoi quattro altari lignei, grate bombate in legno e ferro battuto del coro e ai lati dell’altare centrale.
È in questo storico convento che secoli fa nacque, dalle sapienti mani delle suore, la gustosa “Sfogliatella Santa Rosa” in onore della Santa fondatrice della regola che praticavano. E dagli inizi del 1700 a oggi, ogni 30 agosto (festa della Santa), le suore organizzano una sagra in cui è possibile degustare questo prelibato dolce.
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Furore
Uno spicchio di Norvegia tagliato nella roccia del Mediterraneo: un fiordo, placido in estate, ma rombante e terribile in inverno e il torrente che viene giù dal monte retrostante. È Furore. Tutt’attorno, abbarbicate agli strapiombi del fiordo, le case e i piccoli, disciplinati orti terrazzati che compongono il minuscolo paese. In basso, lì dove il fiordo incontra il mare, una minuscola spiaggetta sabbiosa, incorniciata tra le scoscese pareti dell’orrido. Lassù in alto, il ponte della strada statale taglia in due la stretta gola.
Certo già il suo nome riporta alla furia degli elementi atmosferici, all’assordante frastuono del vento e delle acque, al frangersi dei flutti contro le alte pareti del canyon…
Con immagine icastica di poeta, Alfonso Gatto l’aveva battezzato «il paese che non c’è», visibile solo agli occhi del cuore.. Un nugolo di case sparse tra le pendici dei Monti Lattari, i tetti rubizzi come “piennoli di pomodorini” che colorano e ingentiliscono finestre e balconi, una miriade di terrazze coltivate a vite e olivo, rupi scoscese, sensualmente accarezzate da carnosi fichi d’India, che affondano nel mare squarciandosi nel fiordo che ha dato il nome al minuscolo borgo della Costiera Amalfitana. Ben tremila gradini portano giù al fiordo col pittoresco villaggio dei pescatori, dove la passionale coppia Rossellini-Magnani visse una scandalosa e magica storia d’amore. Oggi le case restaurate, il mulino, lo spandituro e la calcara ospitano una deliziosa locanda, il Museo del Cinema e l’Ecomuseo che raccoglie e cataloga le specie vegetali più interessanti del luogo (tra cui la rarissima felce preistorica Woodwardia radicans).
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Praiano
Per secoli residenza estiva dei dogi amalfitani, Praiano è una delle località più belle e suggestive della Costiera Amalfitana. Conosciuta in passato per le sue industrie della seta e del filo, è oggi meta ambita di turisti e di quanti desiderano trascorrere una vacanza rinvigorente e serena, lontani dal caos cittadino.
Degna di nota è la Chiesa parrocchiale di San Luca Evangelista, dove sono conservate le reliquie del Santo e alcune tele di Giovanni Bernardo Lama, famoso pittore locale cinquecentesco.
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Positano
Da non perdere, se si sceglie di raggiungere questa magnifica perla mediterranea: la Chiesa di Santa Maria Assunta, con grande cupola maiolicata a mosaico e all’interno una splendida tavola bizantina raffigurante la Madonna nera con bambino in grembo (la leggenda vuole che sia arrivata via mare) del XII secolo.
Una segnalazione meritano le grotte preistoriche (la Porta, del Mezzogiorno, delle Soppressate, Erica, Vigna Pendente e Mirabella o Monaco-Spera) e le ville romane della baia di Positano e sui “Galli”, che attestano come il paese fosse prescelto in qualità di residenza estiva da ricchi romani e patrizi, anche se non è più possibile accedervi.
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Massalubrense
La piazza principale è quella del Vescovado, dove troviamo la Cattedrale di S. Maria delle Grazie, costruita nel XVI secolo e restaurata due secoli dopo. Nell’abside è esposta una Madonna delle Grazie di Marco Cordisco e in sagrestia armadi e stucchi del XVIII secolo.
Sorrento
A Sorrento un itinerario interessante può partire da corso Italia, luogo nel quale sono venuti alla luce reperti d’età romana, proseguendo verso piazza Tasso, centro della vita sociale, intitolata all’illustre poeta che qui nacque. Largo del Castello era l’antico nome della piazza, che ospita la statua del patrono S. Antonino, il monumento a Torquato Tasso e la trecentesca Chiesa di S. Maria del Carmine. In via Pietà merita un sopralluogo la sontuosa Villa Fiorentino, costruita agli inizi del secolo scorso, ma tra i palazzi storici meritano di essere ricordati Palazzo Verniero (con decorazioni arabo-bizantine) e l’ex Palazzo Correale, a cui è unita una chiesetta barocca.
Lungo via Correale si giunge al Museo Correale di Terranova, ospitato dentro un palazzo donato da Giovanna d’Angiò nel 1428 alla famiglia che le ha imposto il suo nome. Nei due piani del museo si susseguono reperti greci, romani e medievali, dipinti che vanno dal XVI al XIX secolo e una rimarchevole collezione di porcellane italiane e straniere provenienti da mezza Europa.
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Il Duomo ha origini antiche. Dal XV secolo in poi ha subito vari rimaneggiamenti. È di rilievo architettonico il Palazzo Arcivescovile, mentre su via Sersale è visibile la cinta muraria costruita nel XV secolo dagli abitanti per difendersi dai pirati. Gli edifici sacri di Sorrento sono: la Chiesa dell’Annunziata; la Basilica di S. Antonino; la Chiesa di S. Maria delle Grazie; la settecentesca Chiesa di S. Francesco; il Monastero di S. Paolo, che risale al IX secolo e la Chiesa dei Santi Felice e Bacolo.
Tipici sono i Sedili di Sorrento, dove si riunivano le istituzioni e i rappresentanti della città: uno di questi, il Sedile Dominova sorge in piazza Padre Reginaldo Giuliani e ha origini quattrocentesche; l’altro, detto di Porta, sorge in via S. Cesareo.
In Villa Comunale ci sono due busti: il primo raffigura lo storico sorrentino Bartolomeo Papasso, l’altro il magistrato Francesco Saverio Gargiulo. La villa è provvista di uno splendido belvedere da cui si può ammirare il panorama del golfo di Napoli da Procida al Vesuvio.
Da qui, attraverso delle scale, si può giungere a Marina Piccola. Da piazza Gargiulo si può giungere nel borgo marinaro di Marina Grande. Inoltre, chi vuole compiere un’escursione in barca può seguire due percorsi; andando verso ovest si giunge in un luogo dove è possibile visitare i resti della villa romana di Pollio Felice; verso est, invece, si arriva alla Grotta delle Sirene, nei cui anfratti il mare assume particolari sfumature cromatiche.
La Basilica di S. Antonino - Duomo
In stile romanico del XV sec. Sul fondo della navata centrale troviamo il pulpito costruito con eleganti colonne e pannelli di marmo con al centro un bassorilievo del Battesimo di Cristo. Sulla sinistra ecco la prestigiosa cattedra vescovile.
L’ingresso principale è stato impreziosito con un tamburo e scene della storia della chiesa. Uno splendido organo, posto nella cantorìa che sovrasta il tamburo, fu donato, nel 1897, dall’arcivescovo Giustiniani.
La parte superiore della facciata fu distrutta, nel 1904, da un ciclone, ma fu ricostruita e abbellita in seguito.
La facciata principale presenta un affresco con la Madonna Assunta affiancata da due colonne di marmo rosa; nelle lunette laterali delle porte, invece, gli apostoli Filippo e Giacomo il minore.
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Nel corso del 1936 furono restaurate tutte le tele della volta e l’altare ottocentesco fu sostituito da un coro in noce del Caucaso, intagliato e raffigurante gli Apostoli, i quattro santi sorrentini e Sant’Antonino.
Infine, la sagrestia, costruita solo nel 1608, è adornata da un portale in marmo bianco sul quale ha trovato collocazione una statua della Madonna col Bambino.
Il Chiostro si presenta architettonicamente come incrocio di stili, e ciò a causa dei tanti restauri affrontati durante i secoli. Presenta una pianta rettangolare con colonne e archi di tufo che formano bifore con lunetta. Le ali settentrionali e occidentali hanno subito un primo intervento di restauro nel XV secolo. Archi a tutto sesto, in sostituzione delle ogive del ‘300, sono sorretti da pilastri ottagonali con capitelli a motivi vegetali.
Quasi certamente il restauro fu finanziato dalla nobile famiglia sorrentina dei Sersale, come testimoniano gli stemmi di famiglia posti su tutti i capitelli dell’ala settentrionale.
Nel 1688, in seguito a un devastante terremoto, il Chiostro fu rinforzato da una grossa muratura, mentre il refettorio conserva la struttura del ‘300. Attualmente il Chiostro di S. Francesco fa da sfondo a suggestivi concerti musicali e mostre d’arte.
Il Museo Correale, nato dall’omonima famiglia nobile che viveva fra Napoli e Sorrento, dedita a interessi culturali e mondani, è aperto al pubblico dal 1924. Raccoglie opere meravigliose. È stato ed è tuttora meta di illustri studiosi e personalità di fama nazionale e internazionale.